scrivo libri (sono a quattro, finora. Ma sto lavorando al quinto) - compongo canzoni (ho pubblicato anche un cd, dal titolo "colorami") - recito in una compagnia teatrale di dilettanti (gli improbabili) - suono la chitarra, il pianoforte e l'organo - gioco a calcetto - insomma, non mi annoio!

Paolo Federici

"I ricordi sono fatti della stessa sostanza dei sogni"
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Non voglio dimostrare niente, voglio 
mostrare. Federico Fellini

questo racconto è risultato finalista al CONCORSO LETTERARIO D Come Donna” - VII^ edizione - per un racconto breve dal titolo: “Come si cambia …”.

Baciami, scemo!

Entro nel bar e la vedo, seduta ad un tavolo.
E’ bellissima.
La sento irraggiungibile, quasi come se fosse una dea.
Ordino un caffé e intanto cerco di attirare la sua attenzione: lei rimane china su quella rivista.
Ogni tanto alza lo sguardo, ma proprio non mi vede.
Anche se guarda nella mia direzione, i suoi occhi hanno l'espressione di chi cerca qualcosa che è oltre.
Estasiato, continuo ad ammirarla, studiando il da farsi finché improvvisamente solleva ancora gli occhi, mi guarda, sorride ed esclama: "baciami, scemo!"
Non ci penso due volte.
Mi alzo e le vado incontro.
Avvicino le mie labbra alle sue ed un sonoro ceffone gela i miei bollenti spiriti.
"Che cosa fai?" urla, guardandomi con gli occhi iniettati di sangue.
"Obbedisco, come disse Garibaldi. Mi hai detto tu di baciarti."
"Io?"
Sento il mondo girare vorticosamente.
La realtà cambia volto.
Sono certo di averle sentito dire: "baciami, scemo".
E sono anche sicuro che i suoi occhi guardavano verso di me.
Mi giro indietro per controllare: forse l'invito era rivolto ad altri?
Non c'è nessuno.
Lei, io ed il vuoto.
Con la faccia rossa ed il dolore del ceffone ancora forte, le chiedo:
"Allora, se non l'hai detto a me, a chi hai chiesto di baciarti?"
"Baciarmi?"
"Sì, tu mi hai guardato ed hai esclamato: baciami, scemo"
Scoppia in una risata incredibile.
"Scusami se ti ho dato un ceffone, ma la situazione è davvero assurda: sto facendo la Settimana Enigmistica e dovevo trovare la soluzione di un anagramma, valido per un concorso"
"Un anagramma?"
"Sì, – mi spiega - si usano le medesime lettere di una frase per comporne un'altra. Insomma ROMA è l'anagramma di OMAR, di AMOR, di ORMA. Usando sempre le stesse quattro lettere (a, emme, o, erre) si possono formare diverse parole. Con più parole, che formano una frase, le combinazioni possibili aumentano, ma le soluzioni che abbiano un senso diminuiscono. La soluzione più valida, normalmente, è una sola ed io, scoprendola, l'ho semplicemente detta ad alta voce: baciami, scemo"
“Ah – dico io, ancora intontito per il ceffone – e quale era la frase da anagrammare?”
“Come si cambia!”

 

Per scrivermi: federicipaolo@hotmail.com