La nave dei sogni
Il blog di Paolo Federici dedicato al mondo del trasporto (con un occhio di riguardo per il marittimo)

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6 gennaio 2012

I costi della sicurezza


la "sicurezza" è importante, non c'è dubbio.
Nell'edilizia, come nella sanità. Nella viabilità stradale come durante un qualsiasi evento sportivo. Durante le ore trascorse a scuola oppure in ufficio. Insomma sempre.
Ci sono leggi ben precise che la impongono (penso alle cinture di sicurezza obbligatorie, oppure all'uso del casco nei cantieri, alla stabilità dei ponteggi ...)
Le aziende devono farsi carico dei costi legati alla "sicurezza".
Nell'elaborare poi i prezzi di vendita dei loro prodotti, dovranno tenerli presenti (come vanno tenuti presenti tutti gli altri costi di produzione).
In tutto il mondo ed in tutte le aziende funziona così.
Con una sola eccezione: l'Italia e le sue aziende di autotrasporto.
I prezzi di vendita per i servizi di autotrasporto, infatti, secondo le associazioni degli autotrasportatori, devono essere decisi per legge.
Perché così facendo, dicono, si garantisce la sicurezza.
Intanto qualcuno deve spiegarmi secondo quale principio, pagando di più un prodotto, questo è automaticamente più sicuro (quindi tutti i "low cost" sono ad alto rischio? I prodotti venduti in tempo di saldo sono pericolosi? Bisogna diffidare del supermercato che pratica i prezzi più bassi?), ma soprattutto qualcuno deve spiegarmi perché questa necessità sia tutta e solo italiana e limitata ad un solo settore produttivo (quello dell'autotrasporto).
Insomma, le tariffe minime le potrebbero invocare tutti i settori economici, in quanto tutti devono garantire la sicurezza.
Invece sembra che il libero mercato sia applicabile a tutti gli altri, sempre e solo escluso l'autotrasporto.
Ovviamente quello che sta succedendo è sotto gli occhi di tutti: sono sempre più i camion stranieri presenti sulle nostre strade.
Loro vivono nel mercato "reale" (quello fatto di concorrenza, senza protezioni di sorta, ma comunque soggetto alle leggi della sicurezza, sempre e comunque!) mentre i nostri compaesani continuano ad aspettare il solito aiuto dallo Stato.
Stato che negli ultimi 10 anni ha "regalato" al mondo dell'autotrasporto la bellezza di 5 miliardi di euro.
Se poi qualche giornalista d'assalto (ma ci sono ancora?) volesse fare una bella inchiesta su quale fine abbiano fatto quei soldi, forse la sorpresa sarebbe notevole.
Magari sarebbe anche più chiaro il perché qualcuno insista (pro domo sua?) in una lotta anacronistica.
Paolo Federici

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