il piccolo negozietto sotto casa chiude, perché andiamo tutti a fare la spesa al supermercato.
Ma ormai nessuno può pensare di far chiudere i supermercati per riaprire i piccoli negozietti.
I piccoli negozianti cosa potrebbero fare?
Chiedere soldi (a fondo perso) allo Stato per compensare le loro perdite?
Chiedere una legge che obblighi i cittadini a fare la spesa nel loro negozio?
Chiedere di pagare affitti "inferiori" a quelli previsti dal mercato?
Mi sembra che tutte queste soluzioni siano improponibili.
Potrebbero però mettersi insieme, in tanti, ed aprire un "loro" supermercato che possa fare concorrenza agli altri supermercati già esistenti.
L'alternativa, altrimenti, è una sola: chiudere, perché ... è il mercato, bellezza!
Questo succede in tutti i settori: le piccole aziende "soffrono" per la concorrenza delle multinazionali.
Cosa possono fare?
Chiedono soldi (a fondo perso) allo Stato per compensare le loro perdite?
Chiedono una legge che obblighi i cittadini a comprare i loro prodotti, boicottando quelli delle multinazionali?
Chiedono di pagare tasse ed oneri "inferiori" a quelli previsti dalle leggi "universali" in vigore?
Anche per loro, queste soluzioni siano improponibili.
Però ci sono progetti di fare rete, di creare sinergie, di cercare settori di nicchia, di offrire prodotti ad alta qualità ...
Qualcuno si sta già muovendo, rimboccandosi le maniche anziché continuare a piangersi addosso.
E veniamo al mondo degli autotrasportatori.
Stanno bloccando l'Italia perché non riescono più a tirare avanti.
Ma siamo di fronte all'ennesima "legge di mercato": i committenti cercano chi offre il prezzo più competitivo e quindi tra un padroncino padrone del suo camion ed una multinazionale padrona di centinaia (o migliaia) di camion, è facile immaginare chi sarà in grado di offrire la migliore soluzione economica.
Però il mondo dell'autotrasporto, in Italia, negli ultimi 10 anni si è ostinato a chiedere soldi allo Stato (e lo Stato ha continuato a "pagare", arrivando alla incredibile somma di 5 miliardi di euro regalati all'autotrasporto), a chiedere una legge che fissi le tariffe (una legge già dichiarata illegale dall'Antitrust, una legge che - fra tutti gli Stati Europei - è stata approvata solo in Italia, una legge che si applica solo nei rapporti con i committenti italiani) ed a chiedere di pagare "meno" degli altri il gasolio e le autostrade (qualcuno mi dovrebbe spiegare perché l'autista polacco che viene in Italia dovrebbe pagare il gasolio più di quello che lo paga un italiano, ma sorvoliamo.)
Possibile che a nessuno sia chiaro come la soluzione vada trovata altrove?
Nel fare rete, nel creare sinergie, nel cercare settori di nicchia, nell'offrire prodotti ad alta qualità ...
L'alternativa, altrimenti, anche in questo caso è una sola: chiudere, perché ... è il mercato, bellezza!
Purtroppo però l'Italia non ha mai messo in atto una politica dei trasporti che sviluppasse modalità alternative (via ferrovia, via mare, via aerea ...) così oggi si trova in difficoltà nei confronti degli altri Stati Europei (come la Germania, dove meno del 50 per cento delle merci viaggiano per camion. Il resto va sui treni o sulle chiatte) e nell'impossibilità di reagire al ricatto degli autotrasportatori che ormai non sanno nemmeno loro che cosa chiedere.
Un vecchio adagio dice che il medico pietoso fa la piaga puzzolente.
Ecco, aver continuato a sovvenzionare un settore fallimentare sta mostrando la sua vera faccia.
L'Italia è bloccata, non ci sono soluzioni e nemmeno alternative.
Solo rabbia per un problema che doveva essere risolto già tanti anni fa, ma si è preferito continuare a far incancrenire la ferita.
E adesso?
Paolo Federici
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