qualcuno forse lo avrà notato: nell'ultimo mese a parlare della Costa Concordia sono stati chiamati tutti. Tutti coloro che avevano da parlarne male (contro il Comandante, contro l'equipaggio, contro la Costa Armatori ...).
Tutti coloro, insomma, che vivono il mare "dall'altra parte", dalla parte del passeggero, dello spettatore, del proprietario di barca da diporto.
Eppure esiste una minoranza silenziosa che è fatta di membri dell'equipaggio, di Comandanti della Marina (sia mercantile che militare), di Ufficiali di macchina, di
Ufficiali commissari, di nostromi, di marittimi che hanno passato la maggior parte della loro vita sul mare, che vengono bellamente evitati, restano inascoltati, non vengono presi in considerazione.
Perché?
Perché potrebbero "smontare" la macchina del fango messa in moto, potrebbero raccontare una verità diversa da quella propinataci finora, potrebbero evidenziare le assurdità di certe affermazioni giornalistiche.
E questo, per chi vende giornali e per chi fa televisione, non è accettabile.
LORO (i signori giornalisti) hanno presentato la LORO verità e quella deve essere l'unica verità assoluta ed il loro verbo incarnato non può essere messo in dubbio.
E allora proviamo a rivolgerci ai MATEMATICI: lo sapete che il numero di passeggeri SALVATI è il più alto in assoluto rispetto a tutti i naufragi mai avvenuti nella storia? (Allora, anziché continuare a criticare, bisognerebbe fare un monumento all'equipaggio della Costa Concordia, visto il risultato)
Oppure proviamo a rivolgerci agli PSICOLOGI: è vero o no che in situazioni di pericolo bisogna mostrarsi calmi e cercare, in tutti i modi, di ridimensionare la portata del pericolo per evitare il panico? (Che poi è esattamente quello che è stato fatto da parte del Comando di bordo)
Chiediamo agli INGEGNERI: quanto può impiegare una nave ad affondare? (ve lo dico io: bastano pochi minuti. Se però la nave "tocca" il fondo, l'affondamento è impossibile. Aver portato la nave ad "arenarsi" - cioè a toccare il fondo - è stata la mossa vincente per salvare migliaia di persone.)
Alla fine chi può venirci incontro è il dialetto milanese, ed un suo detto classico: "ofele' fa el to mesté..."
Ma anche Einstein non ci sbagliava di molto quando sosteneva qualcosa in merito a quella cosa infinita ... (se non sapete cosa sia, chiedetelo ad un "giornalista": lui vi saprà rispondere, perché loro sanno sempre tutto!)
Paolo Federici
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