esattamente settantaquattro anni fa, il 21 febbraio, proprio come oggi, veniva promulgato un Regio Decreto ("regio" perché allora c'era ancora il re) che riportava, oltre a
"1938", l'indicazione "XVI anno dell'era fscista" (perché allora c'era ancora la dittatura).
L'articolo 1 di quel decreto recita: "Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento"
Insomma, se avete un qualche apparecchio che vi permette di percepire suoni o immagini che vagano nell'etere, dovete pagare.
Calderoli, nonostante le migliaia di leggi "cancellate", questa deve essersela scordata.
Sta di fatto che Amplifon e Luxottica hanno protestato vivamente.
In fondo entrambi producono apparecchi per la ricezione (quelli acustici, la Amplifon) e per la vista (quelli cosiddetti "occhiali", la Luxottica).
Non è ancora deciso se anche gli animali siano sottoposti alla tassa: i più preoccupati sono gli elefanti (per via delle orecchie) e le aquile (per la vista).
Forse però ci saranno delle categorie che beneficeranno di "possibili" sconti: pagheranno solo il 50 per cento della tassa i non vedenti ed i non udenti.
Il Governo deve ancora esprimersi in merito ai sordomuti.
Lo so, sto cercando di strapparvi una risata, anche se aveva ragione Massimo (Troisi) quando sosteneva che "non ci resta che piangere".
Ma è mai possibile che se un'azienda si è dotata di computer per svolgere in maniera più professionale il proprio lavoro, adesso debba trovarsi a dover pagare questo nuovo balzello?
Secondo voi, negli uffici si passa il tempo a guardare la televisione?
Questo accade (ne abbiamo le prove) in Parlamento (dove molti onorevoli e senatori passano il tempo scaricando filmati da internet), ma loro sono pagati anche se non lavorano.
Nelle aziende italiane, invece, per lo più si lavora cercando di mettere delle pezze ai continui buchi che la burocrazia dei nostri "cervelloni" continua a creare.
E poi, vi sembra giusto che una multinazionale con 10.000 dipendenti paghi gli stessi duecento euro chiesti al negoziante che ha un computer solo per tenere la contabilità?
Mi sembra un modo, ancora una volta, per "rubare" ai poveri a vantaggio dei ricchi.
Sarebbe ora che qualcuno venisse giù dai monti (vero, Monti?) per rendersi conto di come sia
ogni giorno più difficile tirare a fine mese non solo per i lavoratori ma anche per i piccoli imprenditori, sempre più tartassati ed abbandonati a se stessi.
Però c'è una paura latente anche a protestare: non è che questi (anzi "quelli") si ricordino di qualche altra legge promulgata in passato, per cui domani ci ritroviamo anche la tassa sul celibato (dalla quale, al solito, saranno esenti solo preti e frati) e la tassa sul macinato (due "cose" piuttosto triturate, ormai ce le abbiamo in tanti).
Ma se nessuno davvero pagasse questa ennesima tassa iniqua, cosa farebbero i "cervelloni" che l'hanno voluta?
Scatenerebbero Equitalia contro 5 milioni di aziende?
Visto che siamo in democrazia, allora, mettiamo ai voti: chi vuole che il Canone Rai sia pagato anche dalle aziende alzi la mano.
Per tutti gli altri c'è da aspettare il 14 luglio (e poi faremo come la Francia).
Paolo Federici
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